La ripetizione – L’unico amore felice è quello…

… così la filosofia nuova insegnerà che la vita intera è una ripetizione. L’unico filosofo moderno ad averlo intuito, è Leibniz. Ripetizione e ricordo sono lo stesso movimento, tranne che in senso opposto: l’oggetto del ricordo infatti è stato, viene ripetuto all’indietro, laddove la ripetizione propriamente detta ricorda il suo oggetto in avanti. Per questo la ripetizione, qualora sia possibile, rende felici, mentre il ricordo rende infelici – nell’ovvio presupposto che uno si dia tempo per vivere, e non cerchi appena nato di risquagliarsela dalla vita vita con una scusa del tipo: <<ho dimenticato qualcosa>>.

L’unico amore felice è quello del ricordo, ha detto uno scrittore. E in ciò ha pienamente ragione, a patto però di ricordare che sulle prime rende infelici. In verità, l’unico amore felice è quello della ripetizione. Al pari dell’altro non conosce l’inquietudine della speranza, la sfida angosciosa della scoperta, ma in più gli è ignota la mestizia del ricordo – ha la sicurezza beata dell’istante. La speranza è un vestito nuovo fiammante, tutto liscio e inamidato, ma non lo si è mai provato, per cui non si sa come starà o come cascherà. Il ricordo è un vestito smesso che, per quanto bello, però non va perché non entra più. La ripetizione è un vestito indistruttibile che claza giusto e dolcemente, senza stringere, né ballare addosso. La speranza è una donzella leggiadra che sguscia via tra le dita; il ricordo una donna anziana, bella sì, ma mai soddisfacente alla bisogna; la ripetizione una compagna amata di cui non ci si stanca, siccome è solo il nuovo ad annoiare. Il vecchio non annoia mai, e la speranza sua rende felici, e felice davvero sarà soltanto chi non inganna se stesso fantasticando che la ripetizione debba essere una novità, poiché allora verrebbe a noia. C’è bisogno di giovinezza per sperare, di giovinezza per ricordare, ma c’è bisogno di coraggio per volere la ripetizione. Chi vuol solo sperare, è vile; chi solo ricordare, voluttuoso; ma chi vuole la ripetizione, è un maschio vero, e tanto più profondamente umano quanto più fermamente avrà saputo penetrarla. Chi invece non afferra che la vita è una ripetizione e che in ciò sta la bellezza della vita, s’è giudicato da sè e non merita più di quanto gli accadrà comunque – perire. Ché a speranza è un frutto invitante che non sazia, il ricordo un viatico stento che non sfama; ma la ripetizione è il pane quotidiano che nutre in abbondanza. Solo una volta circumnavigata l’esistenza verrà fuori se si ha coraggio di capire che la vita è una ripetizione, e voglia di gioirne. Chi non ha fatto il giro della vita prima di cominciare a vivere, non giungerà mai a vivere; chi l’ha fatto rimanendo però sazio, aveva una cattiva costituzione; chi ha scelto la ripetizione, vive. Costui non corre a caccia di farfalle come un ragazzino, nè sta in punta di piedi a spiare le glorie del mondo, ché le conosce. E neppur siede come una vecchia a filare la rocca del ricordo, ma va tranquillo per la strada sua, lieto della ripetizione. Sì, senza neanche una ripetizione, cosa sarebbe poi la vita^ Chi potrebbe augurarsi d’essere una lavagna su cui il tempo scrivesse ad ogni istante un rigo nuovo, o d’essere un memoriale del passato? Chi potrebbe augurarsi di venir eccitato da tutto l’effimero, da quel novo che sempre in modo nuovo diletta mollemente l’anima? Se Dio stesso non avesse voluto la ripetizione, il mondo non sarebbe mai nato. Egli avrebbe, o seguito i vacui disegni della speranza, oppure revocato tutto per mantenerlo nel ricordo. Poiché così non fece, il modo sussiste, e sussiste in quanto è una ripetizione.

Ripetizione – ecco cos’è la realtà, e la serietà dell’esistenza! Chi vuole la ripetizione – ecco chi è cresciuto sul serio! Codesto è il mio verdetto personale, il quale sottintende poi che che serietà della vita non è affatto star sdraiati sul sofà a stuzzicarsi i denti… ed essere qualcosa (ad es. Consigliere di Giustizia), o passeggiar composti per le vie… ed essere qualcosa (ad es. Reverendo), come lo è altrettanto poco essere Scudiero del Re. Per me, robe simili son solo scherzi, e in quanto tali, di gusto a volte assai cattivo.

L’unico amore felice è quello del ricordo, afferma uno scrittore il quale, da quanto mi risulta, talvolta è un po’ imbroglione. Non già che dica una cosa e intenda un’altra: ma spinge il pensiero al limite, e così esso, se non viene afferrato con pari energia, il momento dopo si rivela diverso. Quella tesi è da lui avanzata in un modo tale per cui siamo tentati facilmente di dargli ragione, e di scordare allora che la tesi stessa è l’espressione della malinconia più profonda, si che difficilmente uno scoramento grave potrebbe esprimersi meglio, condensato in un’unica battuta.

La ripetizione

Soren Kierkegaard

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