Considerazioni su se stesso di Nietzsche – Ecce Homo

Queste due righe sono quelle iniziali del prologo di ‘Ecce Homo’ di F. Nietzsche.

1

In previsione del fatto che fra breve dovrò affrontare l’umanità con l’esigenza più grave che le sia mai stata posta, mi sembra necessario dire chi sono. In fondo è possibile che lo si sappia già: poiché non ho mai mancato di <<dare testimonianza di me>>. Ma la discrepanza tra la grandezza del mio compito che non mi hanno udito o anche soltanto visto. Vivo a mio proprio credito, forse è solo un pregiudizio, che io viva? … Mi basta solo parlare con un qualche <<dotto>> che venga d’estate in alta Engadina per convincermi che non vivo… In queste circostanze c’è un dovere contro il quale, in fondo, la mia abitudine e ancor più l’orgoglio dei miei istinti si rivolta, dire cioè: Ascoltatemi! poiché io sono questo e quest’altro. E sopratutto non confondetemi con altri!

2

Ad esempio, io non sono affatto uno spauracchio, un mostro morale, – io sono addirittura una natura opposta a quella specie d’uomo che fino ad oggi è stata venerata come virtuosa. Detto fra noi, mi sembra che proprio ciò inerisca al mio orgoglio. Sono un discepolo del filosofo Dionisio, preferirei piuttosto essere un satiro che un santo. Ma si legga dunque questo scritto. Forse ce l’ha fatta, forse questo scritto non aveva altro scopo che esprimere questo confronto in modo sereno e filantropico. L’ultima cosa che io prometterei, sarebbe <<correggere>> l’umanità. Non erigerò nuovi idoli;  i vecchi possono cominciare ad imparare cosa comporta avere i piedi d’argilla. Rovesciare gli idoli (il mio termine per <<ideali>> – è questo, piuttosto, che attiene al mio mestiere. La realtà è stata spogliata del suo valore, del suo senso, della sua veracità, nella misura in cui si è inventato un mondo ideale. Il <<mondo reale>> e il <<mondo apparente>> – vedi: il mondo inventato e la realtà… La menzogna dell’ideale è stata fino ad ora la maledizione scagliata contro la realtà, l’umanità stessa è diventata, per suo mezzo, mendace e falsa, giù nei suoi istinti più sotterranei – fino al culto dei valori inversi rispetto a quelli per mezzo dei quali le sarebbe stata garantita la crescita, il futuro, il solenne diritto all’avvenire.

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