Dio e il suo destino – Vito Mancuso

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L’antropologia

L’antropologia alla base della fede in Dio consiste nel ritenere la persona umana non riducibile alla sua biologia e al suo ambiente sociale. Essa è semplificabile in questa formula:

Io-Mondo = x

Tale formula si oppone alla visione contraria che afferma:

Io-Mondo=0

La visione antropologica presupposta alla prima formula è la libertà, la possibilità cioè di una certa indipendenza rispetto al mondo materiale e sociale alla quale rimanda l’incognita x. La prima ed essenziale condizione per ospitare nella mente una prospettiva autenticamente religiosa (per lo meno nel senso umano come non riducibile alle componenti materiali del suo esistere e per questo dotato di uan sfera interiore che operativamente viene detta libertà. Volendo dire la sessa cosa in termini più tradizionali, se ne può parlare dotato di spiritualità, poiché dire spirito e dire libertà è la medesima cosa.

Tutti sanno che noi siamo esseri determinati: lo siamo anzitutto a partire dagli elementi biologici del nostro corpo e dalle dinamiche che li legano insieme. Inoltre siamo determinati socialmente, nel senso che l’ambiente ci modella e ci porta a pensare e ad agire in un certo modo, e a non pensare e a non agire in un altro, e tutti siamo consapevoli che se fossimo nati anche solo qualche decennio prima, oppure in altri paesi, avremmo pensato e agito diversamente e quindi saremmo stati diversi, anche molto diversi. C’è una pressione fisico-biologica e ambientale-sociale su di noi che non dipende da noi, a causa della quale nessuno gode di piena libertà. Sono cose note. Tuttavia il discorso spirituale ha senso nella misura in cui il soggetto vuole (e dico vuole perché entra in gioco anche un investimento di energia) non essere del tutto risolvibile nelle sue determinazioni biologiche e ambientali, ragionando più o meno così: sono consapevole della presenza di una serie di condizionamenti in me, tuttavia la loro somma non è tale da esaurire completamente quello che io sono, perché io sono di più della mia natura fisica e di più del mio ambiente, sono di più della mia natura fisica e di più del mio ambiente, io sono sopratutto la mia libera autodeterminazione, la mia libertà, ho la possibilità di costruire la mia storia e la mia filosofia: io – mondo = x.

Perché si possa dare il discorso spirituale è decisiva la modalità con cui l’essere umano concepisce se stesso. E’ un po’ quello che intendeva Franz Kafka: <<Verificati sul metro dell’umanità. L’umanità incoraggia lo scettico a dubitare il credente a credere>>. Poi si andrà a vedere che cosa sia e come operi quest differenza specifica dell’uomo rispetto alla biologia e all’ambiente, perché anche all’interno delle religioni si è discusso a lungo sul libero arbitrio e sul suo rapporto con la grazia divina, se cioè la libertà possa essere produttiva in ordine alla salvezza oppure no, e se sì in che modo, problemi spinosi che qui non apro per nulla. Ma che ci sia questa dimensione, tradizionalmente detta anima spirituale, è un presupposto indispensabile, mancando il quale viene meno la stessa possibilità di sensatezza del discorso teologico.

Ontologia

La seconda condizione necessaria della posizione credente riguarda l’ontologia. La mente ragione e dice a se stessa più o meno così: se <<io – mondo = x>>, se io cioè contengo una dimensione incognita che mi rende irriducibile al mondo, è chiaro che la contengono anche tutti gli altri essere umani, e forse anche altri viventi; il che porta a ritenere che l’insieme dell’essere sia di più rispetto al mondo materiale che vedo. La mia libertà da me stesso, la mia differenza specifica rispetto a quella parte di me del tutto risolvibile nella materia del mondo, la mia trascendenza rispetto al mio corpo e al mio carattere, ciò che fa di me un essere libero questa misteriosa x tradizionalmente detta anima spirituale, mi conduce a pensare alla possibilità di una trascendenza dell’essere nella sua totalità rispetto all’essere che vedo ed esperisco come mondo: mi porta cioè a pensare che esista una dimensione che potrei chiamare, in analogia con me anima del mondo. Come io sono in condizione di essere libero da me stesso e di governare me stesso, così nel mondo c’è una dimensione che è libera dalla materia e che in qualche modo la governa, l’attrae, la spinge verso una complessità e organizzazione crescenti.

L’essere, in questa prospettiva, appare non riducibile al mondo visibile ed è semplificabile in questa formula:

Essere – Mondo = x.

La visione contraria è la seguente:

Essere-Mondo = 0

Credere in Dio significa coltivare una visione dell’essere secondo la quale la realtà nella sua ultima verità non è esauribile dalla realtà che vediamo e che tocchiamo chiamata mondo o realtà empirica. Ammettere Dio significa ritenere che la totalità dell’essere è maggiore del mondo.

Chi ospita dentro di sé questa idea ritiene che all’interno della massa di materia di energia che costituisce l’universo vi sia qualcosa che rimanda a una dimensione ulteriore, che fa superare l’immanenza e che per questo è detta trascendenza, una dimensione che tutte le religioni e molte filosofie conoscono e intendono servire. Il nirvana di cui parlava il Buddha e prima di lui i saggi della sua religione di provenienza, l’induismo; il regno delle idee di cui parlava Platone, intendendo per idea non l’opinione ma la condizione più vera dell’essere in quanto non soggetta al divenire e quindi capace di informare il divenire producendone fenomeni ordinati e non caotici (così Kant sul termine idea: <<Prego quanti hanno a cuore la filosofia […] di adottare l’espressione idea nel suo significato originario>>); il regno di Dio di cui parlava Gesù e prima di lui i profeti e i rabbini della sua religione di provenienza, l’ebraismo; e naturalmente le idee di altri fondatori di religioni e di altri filosofi, tutte queste esperienze spirituali dell’umanità dalle origini ai nostri giorni manifestano la convinzione che il vero essere non sia esauribile dalla dimensione empirica che possiamo vedere e toccare,  ma sia al di là. Questo aldilà può essere chiamato trascendenza, spirito, uno, eternità, infinito, assoluto; può essere pensato come contrapposto e quasi nemico di questo mondo (dualismo) oppure come fondamento, sostegno e abbraccio di questo mondo (dualità); ma quello che è essenziale è che tale dimensione venga sperimentata nell’intimo di chi aderisce come la Realtà primaria rispetto alla quale questo mondo appare una realtà primaria rispetto alla quale questo mondo appare una realtà secondaria. E non perché non sia bello e non sia buono, ma perché in esso la bellezza…

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